Volvo EX30: Il paradosso svedese tra salotto minimalista e sconti da discount

Quando si pensa a Volvo, la mente va subito alla sicurezza incrollabile, a quel design scandinavo che pacifica i sensi e, inevitabilmente, a un listino prezzi che ti fa pagare fino all’ultimo centesimo per questa tranquillità. Con la EX30, la casa di Göteborg prende i primi due concetti e butta letteralmente all’aria il terzo. L’auto più piccola mai uscita dalle loro linee di produzione è una crossover elettrica che parte da 36.350 euro, ma che sul mercato europeo sta scatenando dinamiche di prezzo a dir poco curiose.

Da fuori è un po’ la sorella in miniatura della mastodontica EX90. Le proporzioni ci sono, gli sbalzi sono ridotti all’osso, le ruote belle piazzate e il frontale sfoggia l’immancabile firma luminosa a martello di Thor incastonata in una mascherina completamente cieca. L’effetto su strada c’è tutto e non tradisce il DNA del marchio.

Poi apri la portiera e l’impatto è disarmante. L’abitacolo porta il concetto di minimalismo a un livello estremo, spazzando via persino il cruscotto davanti a chi guida. Tutto, ma proprio tutto, è stato fagocitato da un tablet verticale da 12,3 pollici piazzato a centro plancia, un po’ come un salotto di design dove si è nascosto ogni filo in vista. I materiali giocano apertamente la carta dell’ecosostenibilità: ci sono rivestimenti riciclati o rinnovabili e non è prevista un’oncia di pelle animale. L’idea di base è nobile, peccato che la realizzazione scivoli su plastiche rigide che si rigano solo a guardarle e su assemblaggi che in certi punti lasciano parecchio a desiderare. Insomma, le finiture non fanno esattamente onore alla proverbiale solidità svedese. Davanti si sta comodi e i vani portaoggetti spuntano ovunque, ma chi siede sul divano posteriore deve fare i conti con centimetri contati per testa e ginocchia. Il bagagliaio segue la stessa filosofia del “poco spazio”: forme regolari, sì, ma 318 litri di base sono pochini per un’auto da famiglia, anche se abbattendo i sedili si riesce ad arrivare a 904 litri.

Sotto pelle, invece, la questione si fa decisamente più succulenta. L’offerta si divide tra una trazione posteriore da 272 CV e l’esagerata trazione integrale Twin Motor Performance. Quest’ultima scarica a terra 428 CV e ti stampa al sedile coprendo lo 0-100 km/h in 3,6 secondi netti. Va detto che anche la versione “base” brucia lo scatto in meno di sei secondi, prestazioni talmente vivaci che rendono il passaggio alla variante più cattiva uno sfizio più che una reale necessità. Per alimentare il tutto ci sono due opzioni: la LFP (litio-ferro-fosfato) da 49 kWh, onesta per la città e capace di 339 km di autonomia dichiarata, oppure la NCM (nichel-manganese-cobalto) da 65 kWh. Questa Extended Range fa lievitare le percorrenze fino a 476 km (450 per la trazione integrale) ed è caldamente consigliata se pensate di varcare spesso i confini urbani. Prevale anche nella potenza di ricarica in corrente continua: accetta fino a 153 kW contro i 134 della batteria piccola, un valore notevole per le dimensioni dell’auto.

Il vero cortocircuito della EX30 si palesa però guardando certe offerte sul mercato europeo. Piattaforme come Carwow stanno proponendo il SUV in leasing a cifre che sfiorano il surreale, con promozioni da 79 euro al mese per alcune versioni d’attacco a trazione posteriore (indicate in specifiche offerte a 150 CV). Sembra la rata di un piano telefonico, non l’anticipo per un’auto che ha preso il massimo dei voti dall’ADAC e le fatidiche cinque stelle nell’Ecotest. Il trucco c’è, ma è pura burocrazia fiscale: la rata viene abbattuta sfruttando gli ecoincentivi statali, che in certi mercati arrivano a 6.000 euro e fungono direttamente da maxi-anticipo. Guidare un’elettrica premium per tre anni sborsando a conti fatti circa 4.300 euro totali fa uno strano effetto, posizionando Volvo in un segmento di prezzo “da discount” in cui normalmente non mette piede. L’unico scotto da pagare è un limite chilometrico contrattuale molto stringente.

Tornando al classico listino, l’allestimento Core di partenza offre già un pacchetto di aiuti elettronici alla guida (ADAS) completissimo, cerchi in lega da 18 pollici, clima automatico monozona, cruise control adattativo e retrocamera. Il vero punto di equilibrio, a nostro avviso, è la versione Plus. L’upgrade porta in dote cerchi da 19 pollici, clima bizona, impianto audio Harman Kardon, portellone motorizzato, ricarica wireless e, soprattutto, il Pilot Assist per il mantenimento del centro della corsia. La top di gamma Ultra serve davvero solo se siete disperatamente alla ricerca del caricatore di bordo in corrente alternata da 22 kW, che dimezza i tempi alle colonnine pubbliche standard, visto che le altre versioni si fermano a 11 kW.

A conti fatti, la EX30 è un’auto che ti lascia sensazioni polarizzate. Da un lato non puoi che applaudire le prestazioni brucianti, la dotazione di sicurezza ineccepibile e i tempi di ricarica rapidi. Dall’altro finisci per tirare accidenti quando in marcia sei costretto a smanettare sul display per funzioni basilari distraendoti dalla guida, o quando devi litigare con comandi fisici concepiti malissimo, come i pulsanti degli alzacristalli. Un esperimento audace, forse imperfetto, ma che sta sparigliando le carte nel mercato delle elettriche compatte.