Il panorama economico globale del settore moda e tessile sta vivendo un momento di particolare fermento, caratterizzato da due dinamiche parallele ma distinte: da un lato la solidità finanziaria dei grandi marchi del lusso europeo, dall’altro la riapertura strategica dei canali commerciali tra Stati Uniti e India. Al centro di questo scenario troviamo Moncler, eccellenza ormai italiana ma dalle radici francesi, che continua a macinare numeri importanti a Piazza Affari, e il distretto manifatturiero indiano, pronto a sfruttare nuove agevolazioni tariffarie.
Moncler: l’ascesa continua di un’icona invernale
Fondata nel 1952 da René Ramillon in Francia, Moncler ha saputo trasformarsi nel tempo da produttore di attrezzatura tecnica a simbolo globale del luxury outerwear. Oggi l’azienda gestisce direttamente la produzione e la distribuzione delle sue collezioni, presidiando il mercato attraverso una rete capillare che comprende boutique monomarca, canali wholesale, e-commerce e una presenza strategica nei più esclusivi department store e ski resort internazionali.
Questa solidità del marchio si riflette chiaramente nell’andamento del titolo alla Borsa di Milano, dove è quotato dal dicembre 2013. Le recenti rilevazioni mostrano un titolo in salute, con scambi che oscillano tra un minimo di 46,91 e un massimo di 48,52 euro, e un prezzo di apertura che si attesta intorno ai 47,76 euro. L’interesse degli investitori rimane alto, come dimostrano i volumi di scambio che hanno quasi toccato il milione di azioni, per un controvalore che supera i 47 milioni di euro.
I fondamentali economici e la crescita dei ricavi
A dare sostanza alle performance di borsa sono i risultati finanziari degli ultimi esercizi, che evidenziano una traiettoria di crescita costante. Analizzando i bilanci dal 2020 al 2023, si nota un balzo impressionante dei ricavi totali, passati da 1,44 miliardi di euro nel 2020 a quasi 3 miliardi (2.984,22 milioni) nel 2023. Anche la redditività ha seguito questo trend positivo: il Margine Operativo Lordo è più che raddoppiato nel quadriennio, salendo da 569 milioni a oltre 1,18 miliardi di euro, mantenendo un EBITDA margin sempre vicino alla soglia del 40%.
L’utile netto ha registrato un incremento altrettanto significativo, chiudendo il 2023 a quota 611,90 milioni di euro, un risultato che conferma la capacità del gruppo di generare valore nonostante le complessità del mercato globale. Anche la posizione finanziaria netta è tornata positiva, segnalando una gestione oculata della cassa e degli investimenti, con un patrimonio netto che ora supera i 3,2 miliardi di euro.
Svolta commerciale per l’industria tessile in India
Mentre i brand del lusso consolidano i propri bilanci, sul fronte della produzione e dell’export si registrano movimenti decisivi in Asia. Una notizia accolta con grande ottimismo riguarda la recente riduzione dei dazi statunitensi sulle merci indiane, una mossa che promette di rivitalizzare l’intero comparto tessile, in particolare nello stato del Madhya Pradesh. La tariffa doganale, precedentemente attestata su livelli proibitivi intorno al 50%, è stata ridotta al 18%. Sebbene questa aliquota rimanga superiore alla media storica del 3% applicata ai prodotti tessili, rappresenta comunque un miglioramento sostanziale rispetto alle recenti politiche protezionistiche.
Per l’India, e specificamente per il distretto di Indore, si tratta di un vero e proprio “game changer”. Gli Stati Uniti rappresentano infatti la destinazione principale per l’export della regione, assorbendo quasi il 20% delle spedizioni totali per un valore stimato tra i 13.000 e i 14.000 crore di rupie. La cintura industriale Indore-Dhar-Dewas, che contribuisce per circa il 53% a queste esportazioni, si prepara dunque a riattivare le linee produttive a pieno regime.
Competitività e ripresa degli ordini
Gli addetti ai lavori sottolineano come il nuovo livello tariffario posizioni l’India in una situazione di vantaggio competitivo rispetto ad altri giganti regionali come Vietnam, Bangladesh, Cina, Thailandia e Indonesia. Vivek Vishnoi, direttore finanziario di Biba Fashion Ltd e figura chiave nel panorama produttivo locale, ha evidenziato come il taglio dei dazi migliori la competitività dei prezzi sul mercato americano, favorendo un ritorno degli ordini e un migliore utilizzo della capacità produttiva. Tuttavia, Vishnoi avverte che per consolidare questi guadagni sarà necessaria una rigorosa disciplina sui costi e un’esecuzione impeccabile.
L’ottimismo è condiviso anche da R.S. Goswami, presidente della Federazione delle Camere di Commercio e Industria del Madhya Pradesh. Secondo Goswami, molti acquirenti statunitensi che avevano adottato una strategia di attesa durante la fase dei dazi al 50% sono ora pronti a riprendere il sourcing dall’India. Il taglio tariffario non beneficerà solo il tessile e l’abbigliamento, ma avrà ricadute positive anche su settori come la pelletteria, la chimica, l’ingegneria e l’artigianato.
Grandi attori del settore come Pratibha Syntex, Vardhman Textiles e Arvind, insieme alle unità produttive situate nei cluster del parco PM MITRA, sono pronti a cogliere questa opportunità. Dopo un periodo in cui le esportazioni verso gli USA si erano quasi prosciugate, limitandosi ai soli beni essenziali, la riapertura di questo canale commerciale vitale potrebbe segnare l’inizio di un nuovo ciclo espansivo per l’industria manifatturiera indiana.